Reviews

 

"glorious harmonic vocals adding oodles of charm and warmth. Each track in itself is a composite assembly of many symphonic segments all of which are saturated in a wash of beautifully melodic keyboard and guitar sequences. Every single track passes through its own journey of many delicate variations and little twists and turns of melodic complexity. Exhilarating deviations of guitar and keyboard interaction worked out with incredible delicacy and precision. It is very clear that an enormous amount of time has been spent planning and reworking the assembly of this album. This is very much apparent after several plays. It is true to say that many of the musical segments have a certain ring of familiarity, but the ingenious thing about the compositional makeup is that such familiarity is cleverly reworked to metamorphosize (or Materialeyes) the overall structure into many musical segments of originality.

Summary: A really enjoyable album of interesting well-composed lengthy progressive music."

- Geoff Penn Rating  85/100 House of Prog Apr 14 2021 -

Materialeyes latest release has all of the elements of classic prog. Sublime to pastoral with majestic, sweeping organ and asides of crisp guitar, which veers into several genres. The lyrics are thoughtful, the vocalist is showcased both in complex and stripped-down styles. “Jerusalem Armageddon,” and “No One Knows,” vie for favourite songs.
Favorite track: Jerusalem Armageddon.

- Nickie Harte Kelly -

IMG_9847.JPG

Yorkshire's finest have hit the jackpot with album No.3, this is a real British progrock album and quite rightly is being played far and wide and receiving rave reviews. As ever Caerllysi Music have our finger on the pulse, check this out! it refreshes the parts other albums cannot reach!

https://www.caerllysimusic.co.uk/

Con colpevole ritardo (“Three of a kind” è, infatti, il terzo lavoro dei Materialeyes) ho scoperto questo trio inglese (non certo un power-trio…) composto da Dave Westmoreland (voce, tastiere, flauto, chitarra acustica), Will Lowery (voce e chitarre) e Martin Howes (voce, chitarre, tastiere, basso, batteria), a cui si aggiunge, come ospite in un paio di pezzi, il cantante Anthony Naughton.

Subito un avvertimento: se amate il prog “astruso”, ultra-articolato, ricco di “effetti speciali”, beh, fermatevi qui nella lettura.

I tre inglesi fanno, splendidamente, tutt’altro: un sound delicato, ma mai sdolcinato, in bilico tra malinconia e “solarità” (anche all’interno dello stesso brano), melodicamente ineccepibile e (salvo la prima traccia, “Adrenaline high”, che fa storia a sé) apparentemente “confinato” dentro cliché ben definiti. Infatti, l’apparente facilità o, peggio ancora, ripetitività delle situazioni melodiche, rivelano, ad ogni ascolto successivo, finezze esecutive che non lasciano indifferenti. L’eterodossa (per come si svilupperà l’album…) “Adrenaline high” ha il compito che aprire “Three of a kind”: un brano in pieno spirito Yes e Gentle Giant, con l’impianto vocale corale che si sviluppa lungo tutta la composizione e un bel lavoro di chitarre e tastiere a chiudere il cerchio.

Iniziano poi una serie di cinque brani (tra i sette ed i dodici minuti) che potremmo definire, per semplificare, delle ballad sinfoniche, dal grandissimo gusto e raffinatezza che solo ad un ascolto superficiale sembra non arrivino mai al dunque. Invece, senza rinunciare a chicche strumentali, a “solos” coinvolgenti e di classe, a ricami arpeggiati con le chitarre acustiche o a “svisate” di organo, la band crea affreschi sonori duraturi, eleganti, melodie ricercate ed accurate. Certo i Materialeys hanno i loro numi tutelari come i Moody Blues, la Barclay James Harvest più bucolica, le tinte color pastello dei Caravan in qualche occasione, ma riescono a rielaborare con grazia tutto il crogiuolo di influenze per confezionare un prodotto davvero impeccabile. “Jerusalem armageddon”, mostra l’altra anima del gruppo, quella con più punch. Il tutto ha origine, ovviamente, dalla “Jerusalem”, prefazione del “Milton” di William Blake, poi riarrangiata dagli EL&P negli anni Settanta.

A questo brano, i Materialeyes hanno integrato una loro composizione non ancora completata, “Armageddon” appunto. Il risultato è uno strumentale epico sinfonico di oltre sette minuti, perfetta chiusura di “Three of a kind”.

Un album decisamente piacevole, con qualche piccola ombra che però non intacca minimamente il valore complessivo che si mantiene, lungo tutti i 65 minuti di sviluppo, più che buono.

Attendiamo nuovi sviluppi, credendo che la strada imboccata sia, per il gruppo, quella giusta.

- Valentino Butti - http://www.arlequins.it/

Avenir Light is a clean and stylish font favored by designers. It's easy on the eyes and a great go to font for titles, paragraphs & more.